1839: tutto inizia il 6 gennaio

A dire il vero tutto era iniziato molto prima, ma  nessuno, o quasi,  lo sapeva ancora.

In quella fredda mattina di gennaio molte cose, che erano rimaste immobili a lungo, iniziarono a muoversi, dapprima lentamente, poi sempre più veloci. Non meno di sette secoli l’uomo aveva impiegato per mettere insieme tutte le conoscenze necessarie ad affrontare il problema. E all’improvviso non c’era più tempo! Furono in molti, quel giorno, che fino ad allora avevano creduto di poter portare avanti con calma le loro ricerche, spesso ancora infruttuose, ad accorgersi di non avere più tempo, di non averne più affatto.

Tutto iniziò quasi in sordina, con alcune vaghe indiscrezioni, lasciate filtrare ad arte, infine un articoletto sulla Gazette de France, del sei gennaio 1839, risveglia l’attenzione di molti:

M. Daguerre ha trovato il modo di fissare le immagini che si dipingono da sole dentro una camera oscura, sicché esse non sono più fugaci riproduzioni di oggetti, ma ne sono l’impronta fissa e durevole che, come un dipinto o un’incisione, non ha più bisogno della presenza dell’oggetto.
                    e poi ancora
Viaggiatori – forse a prezzo di qualche centinaio di franchi – avrete presto la possibilità di acquistare l’apparecchio inventato da M. Daguerre e potrete riportare in Francia i bei monumenti e panorami del mondo intero.

E la notizia inizia a circolare anche nella stampa estera.

Da quel momento non ebbe più tempo William Henry Fox Talbot, benestante inglese che dal 1833 è alla ricerca di un procedimento analogo, e non ebbe più tempo Hippolyte Bayard, funzionario del ministero delle finanze francesi, convinto di aver ormai risolto un problema che teneva in scacco gli scienziati da quasi un secolo, ma non ebbe più tempo nemmeno Louis Jacques Mandé Daguerre stesso, per portare avanti i suoi abili maneggi, perché il destino aveva pronta qualche spiacevole sorpresa anche per lui.

Naturalmente non ebbero più tempo tutti quelli che, assai più numerosi, avevano pasticciato con le stesse sostanze chimiche dei veri inventori senza cavarne nulla di buono, perché dovevano subito pensare al modo migliore, in buona o cattiva fede che fossero, per arrogarsi meriti che in realtà non avevano affatto. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

(continua …)

About the Author: Carlo Braschi

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