Storia della fotografia

1838 L’uomo con il panno nero

Aveva fatto di tutto Daguerre per interessare qualcuno alla sua meravigliosa scoperta, frutto più dello scippo di idee ad un inventore mancato, certo Nicéphore Niépce, che ad un meticoloso lavoro di ricerca, per altro non trascurabile. Nel 1838 si aggirava per le vie di Parigi con uno strano apparecchio messo su un treppiede, ed un panno nero, sotto al quale trafficava misteriosamente cercando di suscitare la curiosità dei passanti. A chi faceva domande parlava di una “meravigliosa invenzione”, spargendo la voce che alla cosa fossero interessati vari governi stranieri e nientemeno che lo Zar di tutte le Russie; invenzione atta a registrare per sempre le fugaci immagini della camera oscura. Ma nemmeno così trovò sottoscrittori che finanziassero il progetto. Daguerre ha ben chiaro quanti soldi si possono fare con quell’invenzione. Ma l’astuto uomo d’affari, in quel momento, è l’unico a rendersene conto, perché la cosa non sembra proprio interessare a nessuno. Invano cerca dei finanziatori, come invano anni prima Niépce aveva cercato di interessare altri alle sue ricerche. E allora?

Allora non restava che accettare la proposta di Arago, eminente scienziato e influente deputato del dipartimento dei Pirenei orientali, filo-repubblicano, che, coinvolto da Daguerre, gli aveva proposto di rendere pubblica la scoperta, senza nulla pretendere, e donarla “a tutto il mondo”, ad onore e gloria della Francia. In cambio di tanta generosità naturalmente Daguerre sarebbe stato ricompensato dal governo con un vitalizio, grazie, è ovvio, all’interessamento di Arago stesso. Daguerre è riluttante ad accettare la proposta, pensa invece di limitarsi a mettere in vendita degli apparecchi da ripresa con le istruzioni per prendere le immagini, per ricavarne i pochi franchi che la cosa può rendere, ma Arago lo dissuade.

Nonostante l’intesa fra i due sono ancora molti i particolari da chiarire, non ultimo come ricompensare il nuovo socio di Daguerre, Isidore, figlio di Nicéphore Niépce, che era subentrato al padre, morto nel 1833, nel contratto sottoscritto fra Daguerre e Nicéphore Niépce qualche anno prima. Questo si fa bene, ormai Daguerre ha messo a punto il suo procedimento, assai diverso da quello inizialmente proposto da Nicéphore come base per gli esprimenti congiunti. A suo tempo ha già forzato la mano a Isidore costringendolo a firmare un nuovo contratto in cui il contributo di Niépce sia ridimensionato, si riconosca che quello di Daguerre è superiore e l’invenzione sia definita dagherrotipo, indicando in tal modo Daguerre come unico inventore del procedimento. In fondo Isidore non aveva molte valide obiezioni, e alla minaccia di rivelare entrambi i procedimenti, quello “Eliografico” di Niépce, all’epoca del tutto inutilizzabile in pratica, e quello daguerrotipico, era stato costretto a cedere. In fondo era ancora previsto che gli eventuali guadagni fossero spartiti in parti uguali.

È poi necessario che la proposta sia appoggiata da altri illustri personaggi. Non è difficile suscitare l’interesse del fisici Biot e Humbolt, già contattati dal Daguerre stesso, che accettano di presentare l’invenzione all’accademia delle Scienze di Parigi insieme ad Arago.
Solo dopo l’annuncio sarà possibile dedicarsi agli altri, non secondari, particolari: definire l’entità del compenso, far votare la legge al parlamento, farla firmare dal sovrano.
Quando domenica 6 gennaio 1839 esce l’articolo sulla Gazette il piano è già stato messo bene a punto. Ma i lettori della Gazette non sanno nulla di tutto questo, conoscono invece molto bene Daguerre, chi era e cosa faceva. Per scoprirlo anche noi è conveniente fare ancora una volta un passo indietro.

(la nostra storia continuerà a breve  … per ora torna alla home page)